Il cane ha perso la traccia o sta cercando di ritrovarla?
Perdita e riacquisizione fanno parte della ricerca. Imparare a riconoscerle cambia il modo in cui il conduttore interviene.
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Conoscere la soluzione cambia il modo in cui guardiamo il cane. Il lavoro in cieco non è una moda: è uno strumento per separare osservazione e aspettativa.
Anche senza parlare possiamo modificare direzione, passo, sguardo, posizione delle spalle o gestione della longhina. Il cane è molto sensibile alle regolarità del nostro comportamento e può utilizzare informazioni che non volevamo fornirgli.
Se una squadra viene influenzata dal conduttore non c’è inganno. C’è apprendimento. Il cane usa le informazioni disponibili, comprese quelle sociali. Il problema nasce quando vogliamo misurare la competenza olfattiva ma lasciamo disponibili altri indizi.
Nel blind il conduttore non conosce la posizione del target; nel double blind anche chi osserva direttamente la prova non dispone dell’informazione utile a suggerirla. Sono strumenti diversi, da usare quando la domanda dell’allenamento richiede controllo.
Non ogni esercizio deve essere cieco. Se stiamo costruendo una nuova abilità può essere utile conoscere la soluzione per rinforzare con precisione. Ma periodicamente dobbiamo verificare che la competenza sopravviva quando quell’informazione sparisce.
Il cieco non serve a mettere in difficoltà il conduttore: rende visibile quanto siamo capaci di leggere il processo senza conoscere in anticipo il finale.
Approfondisci i concetti tecnici citati nell’articolo e segui i collegamenti tra odore, comportamento e training.